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Francesca Marra e Dario Acocella

Lavorare alla terza serie di “Capri”, avendo fatto la prima, è stato come ripercorrere dei sentieri familiari. La sensazione che mi ha accompagnata è stata quella, gradevole e calda, di ritrovare su quelle orme contenuti ed emozioni che appartengono a quel mondo, al mondo di “Capri”, dove la ragione ha un ruolo secondario, e il sentimento e la passione dominano le storie dei personaggi  Un mondo dove esiste lo spazio  per sognare, per ridere e per piangere. Perché “Capri” parla di sentimenti forti, primari, come l’amicizia, la fiducia, il tradimento e naturalmente l’amore, ad ogni età.

È stato un lavoro lungo, tredici serate, che ho affrontato insieme ad un meraviglioso cast di attori eccezionali. Ognuno di loro ha portato qualcosa di speciale ed unico al progetto, e mi sento di ringraziarli di cuore per avermi accompagnata, sempre con grazia e amore, attraverso questo lungo viaggio.

Francesca Marra

 

A chi mi chiede rispondo sempre che “Capri” è una serie grande almeno quanto tutto il pubblico che l’ha seguita per due anni, e affrontare un eredità così consistente non è stata cosa semplice fin dal principio. Lo è stato ancora meno poi a causa dell’assenza di tutto o quasi il cast principale che lo aveva portato al successo. Fin dall’inizio ci siamo preoccupati di capire attraverso la scrittura, se questo vuoto potesse essere giustificato, agli occhi dello spettatore, o quantomeno reso credibile visto che, Reginella a parte, per nessuno dei vecchi personaggi era stata prevista un'uscita di scena. Per quanto sia io che Francesca fossimo subentrati in questo meccanismo in un secondo momento, analizzando l’impianto delle sceneggiature nelle lore parti piu deboli, ci siamo resi conto che il creare un segnale di svolta chiaro ed evidente rispetto alle serie precedenti si rendeva indispensabile. Per quanto avessimo un debito con il pubblico e fossimo in dovere di giustificare questi nuovi equilibri, prendeva comunque sempre maggior corpo la necessità di iniziare un nuovo racconto, di seminare nuove storie e di rendere quindi la nuova serie interessante ed accattivante.

Sicuramente uno dei punti di forza di questa nuova serie è rappresentato dal percorso di redenzione di uno dei personaggi delle precedenti serie: Carolina Scapece. È attraverso lei infatti che lo spettatore viene traghettato a distanza di due anni nell’isola magica (nessuna scena è girata e ambientata a Capri prima che Carolina ci arrivi). È attraverso Carolina infatti che scendiamo timidamente nel porto turistico dell’isola, dove ci avventuriamo muovendo i primi passi verso la scoperta di nuovi personaggi. Molte cose sono rimaste come erano (vedi la maggior parte del cast secondario), c’è chi ha avuto dei figli, c’è chi è tornato da lontano, chi è partito e chi aihmè non c’è più. Il tutto stemperato con i toni di una commedia squisitamente italiana, sicuramente vicina con il cuore, il pensiero e l’ispirazione alla vecchia e classica struttura di questo genere sommo (da Monicelli a Scola, da Germi a Steno). A farci sentire ancor più vicini a queste atmosfere, abbiamo avuto dalla nostra attori che hanno reso celebre la commedia italiana nella storia del nostro cinema come Lando Buzzanca; e poi ancora nuovi arrivi da Lucia Bosè a Shel Shapiro fino a Mariano Rigillo. Insomma tutti nuovi ingressi prestigiosi a garanzia di grande talento; tra i più giovani c’è chi vanta esperienze televisive già rodate come Gabriele Greco o Fabio Ghidoni, e chi ancora non conosceva la macchina da presa ma che proviene da importanti trascorsi di palcoscenico come Fabrizio Nevola.

La prima lampante differenza emersa fin dai primi provini, era che i ragazzi nuovi erano stati scritti e pensati con un età nettamente inferiore ai protagonisti delle precedenti serie. Tony, Vittorio e Andrea hanno infatti un età che non supera i 30 anni. Ed è proprio in questo contesto più giovane che si afferma la vera grande novità della serie: la tenda berbera. La tenda berbera è un vero e proprio locale/discoteca, che si stabilisce su territorio nemico; infatti per una serie di ragioni la tenda sorgerà nei giardini dela villa e darà così filo da torcere al ristorante più famoso dell’isola.

Devo ammettere che non è stata impresa semplice convincere e trasmettere entusiasmo ad attori e figurazioni nel ballare e bere drink fin dalle otto del mattino, il tutto delicatamente contornato dal ritmo martellante di musica dance. Ma è stato soprattutto divertente trovare dei mezzi convincenti e persuasivi, e non nascondo, in momenti di particolare stanchezza generale, di essermi alzato dai monitor mentre giravamo, e di essermi gettato con ancora le cuffie sulla testa nella folla gridando e cercando di far salire l’entusiasmo al massimo. La più grande scommessa con la quale giornalmente abbiamo fatto i conti è stata sicuramente rappresentata dalla incredibile mole di scene che ogni giorno dovevamo girare; abbiamo per mesi girato oltre gli otto minuti al giorno di media e questo diventa un grande limite espressivo per registi e attori entro il quale si ha comunque il dovere di creare qualcosa che sia qualitativamente valido e scenicamente credibile. Guidato dalla passione, ho iniziato a girare e montare in maniera professionale prima ancora di raggiungere i vent’anni, e ad oggi credo di aver acquisito una buona conoscenza del mezzo, grazie anche all’aver affiancato per anni molti validi registi in qualità di aiuto. Spesso sono io che fisicamente “mette l’occhio al buco” sulla seconda macchina da presa per girare sequenze che sento particolarmente, ma quello che ho capito in questa breve manciata di esperienze mi ha portato a sviluppare un metodo tutto mio, che mi garantisce sempre un risultato di cui rimango soddisfatto. Avendo un incredibile bisogno di rapporto con gli attori durante la messa in scena, dedico sempre la maggior parte del tempo a mia disposizione per provare con loro, fino a quando non siamo pienamente convinti del risultato; è solo a quel punto, in base a ciò che è emerso durante le prove che decido che la macchina da presa avrà un solo ed unico posto.

Quello su cui ci siamo impegnati, viste le difficoltà produttive e di budget che questa nuova stagione ha dovuto affrontare, è stato il non far rimpiangere al pubblico che lo vedrà, la solarità e i meravigliosi scorci che hanno sempre fatto da cornice agli avvenimenti di questa serie. Siamo stati a Capri per una sola settimana e la maggior parte degli esterni sono stati girati da ottobre in poi, e barcamenandoci tra pioggia e vento e paesaggi “inquadrabili” solo in parte, abbiamo cercato facendo del nostro meglio, di mantenere quell’odore e quei sapori magici che caratterizzano le storie capresi. Sorridere a Capri è la parola d’ordine, e credo di poter dire con certezza che questo sia uno degli aspetti più difficili e delicati che ci siano per registi e interpreti.

I temi affrontati in questa nuova stagione sono diversi e spesso delicati; ci siamo impegnati a fondo per riuscire a trattarli sempre con una grande delicatezza e ponendo di continuo i giusti accenti sull’emotività di certe linee. Non nascondo che sia in fase di ripresa che di postproduzione, c’è stata grande attenzione e scrupolo nel saltare dal dramma di una malattia grave che colpirà il protagonista alle situazioni di grande ilarità e commedia inscenate dai ruoli secondari. Siamo stati continuamente alla ricerca di una chiave che riuscisse ad emozionare e commuovere allo stesso tempo, per poi passare in un attimo a sorridere di nuovo. Tra un mese le nostre fatiche su questa serie compiono un anno; un anno di sacrifici, dedizione ed amore indirizzati verso un unico grande progetto: La terza stagione di Capri.

Dario Acocella

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